martedì 23 giugno 2026

Vogliono stuprare la Sardegna, ancora una volta.


 

La notizia è di questi giorni: a Tavolara, una delle aree più incontaminate e preziose del Mediterraneo, è stato autorizzato un nuovo resort turistico dentro un’area protetta, ignorando vincoli ambientali, proteste dei cittadini e pareri contrari.

In un Paese normale, luoghi simili sarebbero intoccabili. Custoditi. Difesi. Protetti come patrimoni sacri. E invece no. Trionfano ancora soldi, cemento e interessi privati.

L’isola viene svenduta pezzo dopo pezzo davanti agli occhi di tutti.

E la politica, che dovrebbe difendere il territorio, continua a prostituirsi a chi vuole trasformare un paradiso naturale nell’ennesimo luna park di lusso per ricchi e turismo predatorio.

Ma il problema non è solo Tavolara. Perché da anni in Sardegna è in corso una speculazione energetica abominevole. Distese di pale eoliche e impianti industriali imposti ovunque, fregandosene totalmente del paesaggio, dei siti archeologici, del comparto agro-pastorale, dei parchi naturali e dell’identità stessa di un eco-sistema unico al mondo.

Con la scusa della transizione ecologica stanno trattando la Sardegna come una colonia energetica da sfruttare fino all’osso. E chi prova a opporsi viene spesso ignorato, ridicolizzato, trattato come un estremista o peggio.

E allora sapete cosa penso? Lo dirò in maniera chiara e inequivocabile ben sapendo di rischiare così una denuncia per istigazione al reato.

Di fronte a soprusi simili, davanti a istituzioni che devastano territori e comunità in nome del profitto, la resistenza dei cittadini, fatta anche di azioni forti, di disobbedienza, occupazioni e se necessario… sabotaggi, a ben vedere è cosa giusta, auspicabile e necessaria.

Il vero reato è quello degli speculatori e dello stato italiano, complice. Il vero delitto è restare in silenzio mentre distruggono la nostra terra sotto i nostri occhi.


Di Matteo Gracis


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