La notizia è di questi giorni: a Tavolara, una delle aree
più incontaminate e preziose del Mediterraneo, è stato autorizzato un nuovo
resort turistico dentro un’area protetta, ignorando vincoli ambientali,
proteste dei cittadini e pareri contrari.
In un Paese normale, luoghi simili sarebbero intoccabili.
Custoditi. Difesi. Protetti come patrimoni sacri. E invece no. Trionfano ancora
soldi, cemento e interessi privati.
L’isola viene svenduta pezzo dopo pezzo davanti agli occhi
di tutti.
E la politica, che dovrebbe difendere il territorio,
continua a prostituirsi a chi vuole trasformare un paradiso naturale
nell’ennesimo luna park di lusso per ricchi e turismo predatorio.
Ma il problema non è solo Tavolara. Perché da anni in
Sardegna è in corso una speculazione energetica abominevole. Distese di pale
eoliche e impianti industriali imposti ovunque, fregandosene totalmente del
paesaggio, dei siti archeologici, del comparto agro-pastorale, dei parchi
naturali e dell’identità stessa di un eco-sistema unico al mondo.
Con la scusa della transizione ecologica stanno trattando
la Sardegna come una colonia energetica da sfruttare fino all’osso. E chi prova
a opporsi viene spesso ignorato, ridicolizzato, trattato come un estremista o
peggio.
E allora sapete cosa penso? Lo dirò in maniera chiara e
inequivocabile ben sapendo di rischiare così una denuncia per istigazione al
reato.
Di fronte a soprusi simili, davanti a istituzioni che
devastano territori e comunità in nome del profitto, la resistenza dei
cittadini, fatta anche di azioni forti, di disobbedienza, occupazioni e se
necessario… sabotaggi, a ben vedere è cosa giusta, auspicabile e necessaria.
Il vero reato è quello degli speculatori e dello stato
italiano, complice. Il vero delitto è restare in silenzio mentre distruggono la
nostra terra sotto i nostri occhi.
Di Matteo Gracis
