Massafra, giustizia fai-da-te contro il molestatore
pakistano: pestato a sangue dopo aver importunato le ragazze. L’ennesimo grido
d’allarme ignorato.
Un ubriaco di nazionalità pakistana, già noto alle forze
dell’ordine, infastidisce giovani italiane in un bar del lungovalle. La
reazione popolare è immediata e dura. Video virale, Carabinieri sul posto, ma
il sistema resta muto sul vero problema: l’immigrazione incontrollata che rende
le nostre città sempre più insicure.
Nella notte tra sabato e domenica, nella frequentata zona
del lungovalle, un cittadino pakistano in evidente stato di ebbrezza ha deciso
di infastidire alcune ragazze italiane all’interno di un bar. Quello che è accaduto
dopo non è un semplice “episodio di violenza”, ma l’ennesima, prevedibile
conseguenza di anni di politiche migratorie fallimentari e di un’autorità che
sembra più preoccupata di proteggere chi arriva che di difendere chi è di casa.
Le immagini, riprese da testimoni e diventate virali in
poche ore, sono chiare: l’uomo viene raggiunto da un calcio deciso, crolla a
terra e viene immediatamente circondato. Schiaffi, pugni, calci. Qualcuno cerca
di separare, ma il messaggio che arriva dallo schermo è inequivocabile: la
pazienza dei cittadini è finita. Non si tratta di teppismo. Si tratta di
esasperazione.
I Carabinieri della Compagnia di Massafra sono intervenuti
rapidamente, hanno identificato il pakistano – già fermato in altre occasioni –
e hanno chiamato il 118 per le cure del caso. L’uomo, nonostante le lesioni
evidenti, ha rifiutato di sporgere denuncia. Un dettaglio che parla da solo:
forse perché sapeva di aver oltrepassato ogni limite, o forse perché
un’indagine più approfondita avrebbe potuto far emergere altri suoi precedenti.
Questo non è un fatto isolato. È il risultato diretto di un
modello di accoglienza senza regole che da anni importa uomini provenienti da
culture profondamente incompatibili con la nostra. Uomini che, spesso con
problemi di alcol e con un’idea di rispetto verso le donne che appartiene a un
altro secolo, si muovono liberi per le nostre strade, nei nostri bar, nelle
nostre piazze. E quando qualcuno osa dire “basta”, le istituzioni si affrettano
a ricordare che “la giustizia non si fa da soli”.
Ma la domanda vera è un’altra: perché questo pakistano, già
fermato in passato, si trovava ancora libero di girare ubriaco e di molestare
ragazze italiane? Chi ha deciso che la sua presenza sul territorio nazionale
fosse più importante della sicurezza delle nostre figlie?
L’articolo 52 del Codice penale parla di legittima difesa.
Quello che è successo a Massafra assomiglia sempre di più a una forma spontanea
di autodifesa collettiva di fronte a un pericolo concreto e ripetuto. Quando lo
Stato non garantisce la sicurezza, quando i rimpatri restano sulla carta e i
controlli sono una barzelletta, i cittadini finiscono per fare ciò che le
istituzioni non fanno più: proteggere le proprie donne.
Il video virale non è solo la cronaca di un pestaggio. È il
termometro di un Paese stanco. Stanco di vedere le proprie città trasformate,
stanco di dover spiegare alle figlie di stare attente perché “ci sono certi
tipi in giro”, stanco di essere accusato di razzismo quando chiede
semplicemente di poter vivere in pace nella propria terra.
Le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere
identificando l’uomo. Ora spetta alla politica fare il proprio: stop
all’immigrazione da Paesi ad alto rischio di integrazione, rimpatri immediati
per chi commette reati, tolleranza zero per chi non rispetta le regole del
Paese che lo ospita. Altrimenti, episodi come quello di Massafra non saranno
più eccezioni. Diventeranno la norma.
E allora non ci si dovrà più stupire se la gente comincerà
a pensare che l’unica giustizia rimasta sia quella che si fa da sé.
