venerdì 6 marzo 2026

Scandalo senza precedenti nella letteratura medica: 25 anni di casi clinici inventati di sana pianta!


 

"Fidatevi ciecamente della scienza", ci dicono in continuazione. "Lo dicono gli studi peer-reviewed", ripetono come un mantra per zittire ogni dubbio o domanda legittima dei genitori. Ebbene, tenetevi forte, perché quello che è appena emerso dalla letteratura medica ha dell'incredibile e conferma ciò che come Corvelva denunciamo da sempre: il sistema delle pubblicazioni scientifiche fa acqua da tutte le parti!

La rivista medica Paediatrics & Child Health, testata ufficiale della Canadian Paediatric Society, è stata costretta a correggere il tiro su una frode colossale: per ben 25 ANNI (dal 2000 ad oggi) ha pubblicato la bellezza di 138 casi clinici pediatrici COMPLETAMENTE FINTI! E la cosa più grave? In nessuno di questi articoli "scientifici" (regolarmente sottoposti a revisione paritaria, la famosa peer-review) era specificato che si trattasse di pura finzione. Venivano spacciati per realtà scientifica a tutti gli effetti!

Come è stato scoperchiato il vaso di Pandora?

Tutto è nato da un'inchiesta del New Yorker che ha smascherato il caso "Baby boy blue" pubblicato nel 2010. Questo studio descriveva un neonato che avrebbe mostrato segni di tossicità letale da oppioidi attraverso il latte materno, perché la madre assumeva paracetamolo con codeina. Questo specifico caso, pur non centrando con il nostro tema, è stato usato per anni dal farmacologo Gideon Koren come prova inconfutabile per terrorizzare le madri e dettare linee guida pediatriche. La verità? Il caso era completamente INVENTATO. Un castello di carte crollato miseramente!

E qual è stata l'assurda giustificazione della rivista? Hanno avuto il coraggio di affermare che i casi venivano inventati "per proteggere la privacy dei pazienti" e che dovevano essere considerati solo degli "strumenti didattici". Peccato che la comunità scientifica globale li abbia presi per veri! Oltre 60 di questi articoli fittizi sono stati citati centinaia di volte da altri ricercatori in tutto il mondo, inquinando e falsando la letteratura medica su cui si basano le decisioni cliniche, anche in periodo Covid19.

Siamo al paradosso totale: hanno persino etichettato come "falso" un caso che invece era reale, e quando l'autrice (basita) ha chiesto spiegazioni, si è sentita rispondere dalla rivista che "sarebbe difficile" sistemare l'errore. Follia pura!

Come sottolinea il professor David Juurlink dell'Università di Toronto, presentare una narrazione fittizia spacciandola per un caso clinico autentico "è funzionalmente indistinguibile da una FABBRICAZIONE nella documentazione scientifica". Questo è il livello di rigore e di integrità su cui poi vengono basate le raccomandazioni pediatriche, i protocolli e le politiche sanitarie che ricadono direttamente sulla pelle dei nostri figli!

Ancora una volta, vi invitiamo a tenere gli occhi aperti, a non spegnere mai il senso critico e a diffidare da chi vi chiede un atto di fede cieca e assoluta in una "Scienza" che, come dimostra questo enorme scandalo, è fatta da uomini, enormi conflitti d'interesse e, a quanto pare, anche da troppa... FANTASIA!

Restiamo vigili, sempre!


Corvelva