Dire che la pianta dell’arancia è carica di essenze
miracolose, di oli eterei che profumano fiori, frutti e foglie, per cui si
sposa magnificamente con le caratteristiche biochimiche, spirituali ed
estetiche del corpo umano, è riduttivo.
L’arancia è tonica, e il suo amarognolo risveglia
l’appetito e migliora la digestione, e va a riattivare i processi
digestivi-assimilativi ridando forze ed energie.
L’arancia è antigottosa. Mangiare tre arance a digiuno,
meglio ancora se con la buccia (non trattata), serve a sgranchire le giunture
ossificate e calcificate dai latticini, e persino a rassodare le gengive
attorno ai denti, spesso resi deboli e tentennanti dalla gotta provocata dagli
acidi urici della carne, del latte e del caffè.
SENZA ARANCE NON ASSIMILIAMO CALCIO-FOSFORO-MAGNESIO E
QUINDI NON ALCALINIZZIAMO IL SANGUE
L’arancia è antirachitica, visto che nel suo succo aspretto
abbondano quelle vitamine A, B e C che facilitano l’assimilazione del calcio,
del fosforo e del magnesio, indispensabili al consolidamento delle ossa nei
bambini come negli adulti e negli anziani.
Il suo succo è carico di magnifici acidi deboli
ricostruttivi, come il citrico e il malico, mentre abbonda pure di zuccheri
perfetti e di tanta acqua biologica distillata.
SPAZZIAMO VIA L’IMMONDIZIA CULTURALE CHE CIRCOLA SULLE
ARANCE
Il succo d’arancia favorisce la digestione e combatte il
tremendo male della costipazione, scioglie i calcoli e contrasta il
colesterolo, i trigliceridi e l’omocisteina.
L’arancia è ricostituente per i deboli e gli ammalati,
tonica per gli sportivi e gli intellettuali.
Come non bastasse, provoca il prezioso sudore, calma i
nervi e concilia il sonno.
Valdo Vaccaro
