lunedì 17 novembre 2025

Sudan, il genocidio ignorato.


 

Da due anni, nel cuore dell’Africa, il Sudan è teatro di una delle crisi umanitarie più devastanti e ignorate del nostro tempo.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, mentre centinaia di migliaia di civili sono rimasti intrappolati tra fame, violenze e carestie.

Le immagini satellitari mostrano intere città rase al suolo, villaggi incendiati, fosse comuni.

Eppure, per i media internazionali, il Sudan resta un titolo secondario, una nota di margine, un “conflitto complicato”.

La guerra che nessuno guarda.

Il conflitto è iniziato nell’aprile 2023, quando le tensioni tra le Forze Armate Sudanesi (SAF), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le milizie paramilitari Rapid Support Forces (RSF), comandate da Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, sono esplose in aperta guerra civile.

I due uomini, ex alleati durante la transizione successiva alla caduta del dittatore Omar al-Bashir, si contendono il controllo di un Paese già devastato da trent’anni di autoritarismo e instabilità.

La lotta di potere tra Burhan e Hemetti ha trasformato il Sudan in un campo di battaglia senza regole.

A farne le spese sono stati, come sempre, i civili: stupri di massa, esecuzioni sommarie, assedi contro ospedali e quartieri residenziali.

Il Darfur, già teatro di un genocidio nei primi anni 2000, è tornato al centro dell’incubo.

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