di Corvelva.
L'inammissibile rifiuto UKHSA: "Meglio non sapere per
non angosciare". Ma chi proteggono davvero?
Il vaso di Pandora si sta scoperchiando nel Regno Unito, e
le motivazioni fornite dalle autorità sanitarie sono più allarmanti della
notizia stessa.
L'attore principale di questo scandalo è la UK Health
Security Agency (UKHSA), l'organismo esecutivo del governo britannico con la
missione cruciale di proteggere la nazione dalle minacce sanitarie esterne e
interne. In sostanza, è la loro massima autorità in materia di sicurezza
sanitaria e sorveglianza.
Ebbene, questa stessa agenzia è stata accusata di un vero e
proprio "insabbiamento" dopo aver rifiutato di pubblicare dati
cruciali che collegherebbero la data della vaccinazione anti-Covid all'eccesso
di mortalità.
Il punto centrale, verificato dal The Telegraph, è sconcertante:
L'UKHSA ha motivato il suo rifiuto adducendo che la
scoperta di una correlazione potrebbe causare "angoscia o rabbia" nei
parenti delle vittime. Hanno anche sostenuto che la trasparenza nuocerebbe alla
"vaccine uptake" (l'adesione alla vaccinazione).
Quindi, i dati sensibili che le autorità hanno già fornito
alle case farmaceutiche, vengono negati al pubblico perché la verità potrebbe
generare "misinformazione" e minare la fiducia.
Questa mentalità è inaccettabile. Come sottolineato dai
legali, questo atteggiamento ricorda drammaticamente gli scandali del passato
(come quello del sangue infetto), dove i governi hanno nascosto la verità per
anni con la giustificazione paternalistica: "Sappiamo noi cosa è meglio
per voi".
Noi di Corvelva non accettiamo che la paura dell'angoscia o
il timore di intaccare le campagne di massa vengano usati come scudo per
nascondere dati fondamentali. La scienza si basa sull'evidenza pubblica e sulla
verifica indipendente.
L'obiettivo primario di ogni agenzia sanitaria deve essere
la salute del cittadino, non la protezione di un dogma politico o farmaceutico.
È indispensabile che questi dati vengano immediatamente
resi pubblici, esattamente come richiesto da parlamentari e gruppi civici.
Quando la trasparenza viene sacrificata in nome della "tranquillità
pubblica", a rischiare è la democrazia stessa e la libertà di scelta
informata.
