Parliamo di "volontà popolare", visto che oggi va
tanto di moda in Veneto.
La legge sul fine vita appena approvata nasce da una
proposta di iniziativa popolare sostenuta da 9.000 firme, raccolte anche in
digitale. Bene: 9.000 cittadini si fanno sentire e la Regione legifera. È così
che dovrebbe funzionare la democrazia partecipativa.
Il problema è che funziona solo a senso unico.
Nel 2018 noi cittadini veneti abbiamo presentato una
petizione con 38.000 firme di soli residenti in Veneto. Nel 2019 abbiamo
depositato una proposta di legge di iniziativa popolare con 110.000 firme
fisiche - carta e penna, raccolte una per una nei Comuni italiani, senza
scorciatoie digitali e in sole 4 settimane. Numeri che fanno impallidire le
9.000 di oggi.
Risultato? Cassetto. Silenzio. Nessuna legge, nessuna
discussione degna di questo nome. Anzi, solo odio.
Non entriamo nel merito della legge sul fine vita: non è il
nostro tema e non pretendiamo di dare un contributo su una materia che non ci
compete. Ma una cosa la diciamo forte e chiara: usare il "volere del
popolo" come paravento quando fa comodo, e ignorarlo quando parla con una
voce dieci volte più forte, è ipocrisia pura. E questo modo di fare politica,
sì, ci fa schifo.
Corvelva Staff