sabato 5 settembre 2026

Eutanasia.


 

Parliamo di "volontà popolare", visto che oggi va tanto di moda in Veneto.

La legge sul fine vita appena approvata nasce da una proposta di iniziativa popolare sostenuta da 9.000 firme, raccolte anche in digitale. Bene: 9.000 cittadini si fanno sentire e la Regione legifera. È così che dovrebbe funzionare la democrazia partecipativa.

Il problema è che funziona solo a senso unico.

Nel 2018 noi cittadini veneti abbiamo presentato una petizione con 38.000 firme di soli residenti in Veneto. Nel 2019 abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare con 110.000 firme fisiche - carta e penna, raccolte una per una nei Comuni italiani, senza scorciatoie digitali e in sole 4 settimane. Numeri che fanno impallidire le 9.000 di oggi.

Risultato? Cassetto. Silenzio. Nessuna legge, nessuna discussione degna di questo nome. Anzi, solo odio.

Non entriamo nel merito della legge sul fine vita: non è il nostro tema e non pretendiamo di dare un contributo su una materia che non ci compete. Ma una cosa la diciamo forte e chiara: usare il "volere del popolo" come paravento quando fa comodo, e ignorarlo quando parla con una voce dieci volte più forte, è ipocrisia pura. E questo modo di fare politica, sì, ci fa schifo.


Corvelva Staff