venerdì 4 settembre 2026

Fuori i sionisti, altro che fulmini!


 


Valsesia e Carnia in fiamme: solo coincidenze?

A volte la storia non si presenta con una prova in mano. Si limita a disseminare coincidenze. E aspetta che qualcuno le metta in fila.

Prendiamo la Valsesia. Prima il Progetto Baita, l’arrivo organizzato di decine di famiglie israeliane e le grandi proteste di chi comincia a parlare apertamente di “insediamento” e colonizzazione.

Poi, improvvisamente, bruciano le montagne: Cravagliana, Valbella, Monte Barone, Mollia. Fronti enormi, baite minacciate, boschi divorati. La spiegazione ufficiale è semplice: fulmini. E può certamente essere così.

Spostiamoci allora in Carnia. Proprio a Tolmezzo nasce “Carnia per la Pace”, il gruppo che scrive su un sudario gigantesco i nomi dei 18.457 bambini palestinesi morti a Gaza e porta quella testimonianza in giro per l’Italia. Poco dopo, il Monte Amariana prende fuoco. Un incendio spropositato, strade chiuse, aziende minacciate, abitanti evacuati. Anche qui: un fulmine.

Due territori montani. Due vicende fortemente legate, in modi diversi, alla questione palestinese. Due incendi eccezionali. Due fulmini.

Poi compare una parola che attraversa i racconti sottovoce: “taniche”. Sull’Amariana (la zona del monte totalmente in bruciato) ne parlano persone del posto, senza ancora riscontri ufficiali. In Valsesia circola persino la storia di individui avvistati dall’alto con delle taniche, ma anche qui nessuna conferma verificabile.

Dunque può essere soltanto la natura. Siccità, vento, fulmini secchi e una concatenazione particolarmente feroce di casualità.

E tuttavia la natura, talvolta, possiede uno straordinario senso della geografia. E persino del simbolismo.

Le coincidenze non costituiscono una prova. Ma quando cominciano a fare rima, forse dovrebbe cominciare un’inchiesta. Illusione, quasi sicuramente...


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