Valsesia e Carnia in fiamme: solo coincidenze?
A volte la storia non si presenta con una prova in mano. Si
limita a disseminare coincidenze. E aspetta che qualcuno le metta in fila.
Prendiamo la Valsesia. Prima il Progetto Baita, l’arrivo
organizzato di decine di famiglie israeliane e le grandi proteste di chi
comincia a parlare apertamente di “insediamento” e colonizzazione.
Poi, improvvisamente, bruciano le montagne: Cravagliana, Valbella,
Monte Barone, Mollia. Fronti enormi, baite minacciate, boschi divorati. La
spiegazione ufficiale è semplice: fulmini. E può certamente essere così.
Spostiamoci allora in Carnia. Proprio a Tolmezzo nasce
“Carnia per la Pace”, il gruppo che scrive su un sudario gigantesco i nomi dei
18.457 bambini palestinesi morti a Gaza e porta quella testimonianza in giro
per l’Italia. Poco dopo, il Monte Amariana prende fuoco. Un incendio
spropositato, strade chiuse, aziende minacciate, abitanti evacuati. Anche qui:
un fulmine.
Due territori montani. Due vicende fortemente legate, in
modi diversi, alla questione palestinese. Due incendi eccezionali. Due fulmini.
Poi compare una parola che attraversa i racconti sottovoce:
“taniche”. Sull’Amariana (la zona del monte totalmente in bruciato) ne parlano
persone del posto, senza ancora riscontri ufficiali. In Valsesia circola
persino la storia di individui avvistati dall’alto con delle taniche, ma anche
qui nessuna conferma verificabile.
Dunque può essere soltanto la natura. Siccità, vento,
fulmini secchi e una concatenazione particolarmente feroce di casualità.
E tuttavia la natura, talvolta, possiede uno straordinario
senso della geografia. E persino del simbolismo.
Le coincidenze non costituiscono una prova. Ma quando
cominciano a fare rima, forse dovrebbe cominciare un’inchiesta. Illusione,
quasi sicuramente...
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